Oltre metà guado

«Oltre metà guado» è un segnale di  incoraggiamento

Opinione Liberale 30.10.15

Rispetto a 40 anni fa,  il Ticino non è più esclusivamente «a rimorchio» dell’economia svizzera, ma semmai è «un po’ più in là di in mezzo al guado»: lo dice uno studio presentato venerdì da Mauro Baranzini e da Christian Vitta che ha illustrato, con Stefano Rizzi, la strategia del DFE  per concretizzare nel medio termine (2016-2020) alcune delle indicazioni contenute nel documento. «Un’analisi più che mai necessaria» ha detto in conferenza stampa Vitta, che si propone di promuovere un tavolo di lavoro e di confronto sull’economia che possa favorire il rilancio in una dinamica virtuosa. 

Lo studio «Oltre metà guado» – condotto in maniera autonoma e indipendente da Mauro Baranzini in collaborazione con Marco Bernasconi, Remigio Ratti e Adrian Weiss – ha cercato di mettere a fuoco gli aspetti positivi e negativi della struttura economica del nostro Cantone, soprattutto per rapporto alla media nazionale, e sulla base di diverse indagini apparse negli ultimi mesi. Il documento rileva come l’economia ticinese stia riducendo lo scarto con quella nazionale. Anche se vi è ancora molto da recuperare, l’impressione degli analisti «è che per taluni indicatori economici il Cantone stia lentamente convergendo verso la media nazionale: ad esempio nel campo della disoccupazione, dell’esportazione di beni, o della produttività del lavoro in generale». In un certo qual senso il Ticino non è più esclusivamente «a rimorchio» dell’economia svizzera ma semmai è «un po’ oltre il guado». Infatti, un’elaborazione dell’Istituto di ricerche economiche dimostra che il Cantone si classifica bene per quanto riguarda il livello della qualità della vita, la produttività del lavoro (ottava posizione nel contesto nazionale), la struttura imprenditoriale e l’accessibilità. Si trova invece svantaggiato per rapporto «al capitale finanziario, al tasso di occupazione dai 15 ai 65 anni, all’innovazione e all’innovatività, ai centri decisionali e innovativi, alla struttura della popolazione e a quella sociale. 

Lo studio di Baranzini non manca di analizzare gli elementi più critici del mercato del lavoro: da arginare sono in particolare il problema del dumping salariale – «in certi settori ha avuto un effetto distorsivo sulla relazione tra produttività e retribuzione del lavoro, cosa che non favorisce la competitività della nostra economia cantonale» – e la crisi della piazza finanziaria che dovrà riposizionarsi, superando gli schemi dei decenni passati. Ma soprattutto individua gli ambiti nei quali agire per costruire il Ticino dei prossimi anni. La formazione professionale, l’innovazione, la fiscalità, il turismo, la mobilità e la sanità offrono interessanti spunti di riflessione, sui quali puntare con forza; le Life-sciences, la moda, la meccanica ed elettronica, e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono indicati come «settori chiave» della competitività ticinese. 

 

Christian Vitta. «Oltre metà guado» significa che...

Significa che la strada da percorrere, per il nostro Cantone, è ancora molta ma non è necessariamente tutta in salita. L’ho detto anche venerdì all’assemblea della Camera di commercio del canton Ticino: vi sono aspetti su cui lavorare e lacune da colmare ma abbiamo anche numerose opportunità che dobbiamo saper cogliere. «Oltre metà guado» è un segnale di incoraggiamento, di cui tutti, oggi, abbiamo bisogno. Unendo le forze, credendo nelle nostre capacità e nelle importanti risorse del nostro Cantone, potremo attraversare il guado con successo.

 

E’ però un dato di fatto che l’economia ticinese sta attraversando una fase di insidie, difficoltà e grandi trasformazioni...

E’ vero ma sarebbe sbagliato non interpretarla anche come opportunità per riflessioni e analisi importanti su un orizzonte di medio-lungo termine. La storia ci insegna infatti che il nostro Cantone nei momenti critici è sempre riuscito a trovare le risorse e le forze per nuovi e positivi sviluppi del proprio tessuto economico. Da quando sono in carica ho avuto modo di visitare diverse aziende e di incontrare numerosi imprenditori ticinesi. E posso garantirvi che dietro alle quinte vi è un Ticino che lavora, un Ticino che produce, un Ticino che, anche se non sempre sale alla ribalta della cronaca, si sa imporre anche in un contesto internazionale. Grazie a queste visite, tocco con mano queste realtà e conosco in modo più approfondito i settori in cui operano. Il paese reale rappresenta dunque un interlocutore privilegiato con il quale intendo instaurare un dialogo continuo e duraturo. 

Per indirizzare la nostra economia nella direzione auspicata occorre pertanto essere propositivi. Occorre fare scelte chiare e concrete: di questo il Ticino ha bisogno, non di sterili contrapposizioni!  Fra le sfide future c’è la tematica relativa alla concorrenzialità fiscale, penso in particolare alla Riforma III delle imprese che va affrontata per tempo, per evitare di accumulare ritardi nei confronti degli altri cantoni svizzeri. E vorrei anche ricordare che nel 2016 dovremo essere abili a cogliere i vantaggi che potrebbero derivare dall’apertura di AlpTransit .

 

Sta dunque dicendo che il Ticino deve essere artefice del proprio cambiamento, individuando gli ambiti nei quali agire e sui quali puntare. Un modo di fare politica che ci riporta a «Oltre metà guado»...

Lo studio, che va ad aggiungersi a quelli recentemente elaborati dall’istituto BAK Basel sull’analisi dei settori ticinesi e dall’Istituto di ricerche economiche sulla competitività economica, si presta infatti quale base per stimolare un sano confronto sul futuro economico che vogliamo per il nostro Cantone. L’auspicio è che possa aprirsi un dibattito costruttivo e aperto attorno al tema dello sviluppo economico, con il coinvolgimento di tutti gli attori interessati, siano essi pubblici o privati. Ritengo che questo sia un aspetto importante: il futuro economico del Ticino non deve interessare soltanto le istituzioni e la politica, ma deve coinvolgere anche gli attori del mondo economico, del mondo sindacale, accademico e della società civile. Sono infatti convinto che, in una piccola realtà come la nostra, e in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando, le varie forze debbano unirsi piuttosto che dividersi. Sappiamo bene quanto la pace sociale sia essenziale per il benessere economico e sociale del nostro Paese. Ciò è possibile anche grazie al dialogo tra le parti sociali. Quest’ultimo è prezioso e, in un periodo di forte pressione sul mercato del lavoro, va coltivato continuamente affinché possa sfociare in misure concrete per contrastare la congiuntura economica attuale. Lo dobbiamo a noi e alle future generazioni che potranno trarre benefici da un tessuto economico dinamico e rinnovato nei suoi contenuti.

 

La strategia del DFE

Gli ambiti d’azione e i progetti in cantiere

Condizioni quadro, aiuti diretti a imprese esistenti e start-up, un marketing mirato per promuovere i contatti tra società internazionali e i centri di ricerca ticinesi: sono i tre assi d’azione dello strategia di sviluppo del DFE che mira a favorire e a incentivare l’innovazione, a stimolare e sostenere la competitività e la capacità d’innovazione delle aziende, e le particolarità del territorio. Un «sistema regionale dell’innovazione» che potrà contare – come affermato in conferenza stampa dal direttore della Divisione dell’economia Stefano Rizzi – su delle misure politiche già in atto e su dei progetti ancora in cantiere. Il sistema prevede in sostanza misure di sostegno in quattro ambiti: aziende esistenti, start-up, autoimprenditorialità e aziende che provengono dall’estero. Le prime potranno contare su centri di competenza e reti interaziendali; sulla nuova legge per l’innovazione economica che approderà presto in parlamento e che permetterà, come spiegato da Rizzi, «un chiaro cambio di paradigma»; su un miglioramento della formazione della manodopera: un esempio fra tutti è un centro di formazione del settore orologiero che avrà come obiettivo quello di formare «personale quali?cato» nella ?liera dello Swiss made. Per le start-up il progetto è quello di sviluppare il «Tecnopolo Ticino», dove gli imprenditori in erba – ha rilevato Rizzi – «potranno trovare spazi e risorse per crescere»; per l’autoimprenditorialità si parla di accesso al credito tramite fideiussione. Misure specifiche sono previste anche per il turismo: l’obiettivo è di aumentare la competitività e l’attrattiva del Ticino, incentivando l’imprenditorialità in particolare quella degli albergatori.